Ogni capo nasce da un cambiamento. Il primo è stato il mio.

C’è stato un periodo della mia vita in cui mi sono persa.
Il lavoro mi aveva tolto molta energia e, nello stesso periodo, ho dovuto affrontarla la perdita di mia nonna. Sentivo di non riconoscermi più e avevo bisogno di ritrovare qualcosa che mi facesse stare bene.
Ogni volta che trasformavo una tovaglia dimenticata in un capo unico, succedeva qualcosa.
Mentre le mani lavoravano, la mente si fermava.
Era lì che ritrovavo un po’ di serenità.
Senza rendermene conto, stavo ricucendo anche me stessa.
Forse era iniziato molto prima
Solo dopo mi sono resa conto che Reviv, era iniziato molti anni prima.
Avevo poco più di vent’anni quando immaginai che il grembiule a pois di mia nonna potesse diventare una camicia. Lo feci trasformare e lo conservo ancora oggi.
Con il tempo ho capito che quel gesto raccontava già il mio modo di guardare il mondo: vedere un potenziale dove altri vedevano soltanto un vecchio tessuto.
Dopo la sua scomparsa, ho sentito il bisogno di averla ancora vicina. Così ho deciso di trasformare un suo lenzuolo, quello che aveva ricamato a quindici anni, quando era dalle suore, con le sue iniziali, in un capo da indossare.
Per me non era soltanto un vestito.
Era un modo per continuare a portare con me un pezzo della sua storia.
Da allora ho capito che molti tessuti custodiscono molto più di un ricamo.
Custodiscono persone, ricordi e momenti di vita.
Oggi mi capita spesso di trasformare il corredo di una nonna, una tovaglia della mamma un tessuto rimasto per anni in un baule in un capo da indossare.
Perché, a volte, il modo più bello per custodire un ricordo e continuare a viverlo.

Ogni progetto inizia dal tessuto
Prima di prendere in mano le forbici mi fermo a osservare.
Ogni tovaglia, ogni tenda e ogni ricamo ha dettagli che meritano di essere valorizzati.
Non progetto un capo e poi cerco il tessuto giusto.
Faccio il contrario.
È il tessuto a suggerirmi cosa può diventare.
Per questo ogni creazione Reviv è diversa da tutte le altre.
L’arte è sempre stata la mia lingua
Da bambina ero curiosa, vivace e avevo continuamente bisogno di fare.
Per questo ho scelto un percorso artistico, e in seguito, ho studiato anche beni culturali.
La vita mi ha portata poi nel mondo della moda, dove ho lavorato per anni tra aziende di abbigliamento e campionari di maglieria di alta moda.
È stato un’esperienza preziosa. Mi ha insegnato la cura del dettaglio la qualità della confezione e il lavoro che si nasconde dietro un capo.
Ho visto da vicino come nascono collezioni destinate a marchi importanti e ho imparato moltissimo.
Ma, con il tempo, ho sentito che cercavo qualcosa di diverso.
Non volevo semplicemente creare abiti.
Volevo creare capi che avessero una storia.
Perché Reviv
Per anni ho imparato come nasce un capo nella moda.
Oggi ho scelto di fare il percorso opposto.
Partire da una storia.
Da un ricordo.
Da un tessuto che esiste già.
Lascio che sia lui a suggerirmi cosa può diventare.
Per me Reviv non significa solo dare una seconda vita ai tessuti.
E’ dare valore a ciò che rischierebbe di essere dimenticato.
Ogni capo nasce da questa idea.
E ogni volta che qualcuno sceglie di indossarne uno, quella storia continua.
Quando un capo trova la persona giusta
C’è una cosa che, in questi anni, ho imparato osservando le persone ai market.
Si fermano davanti a tanti capi, li guardano, li sfiorano.
Poi, all’improvviso, uno cattura il loro sguardo.
Lo prendono in mano. Lo provano.
E molto spesso mi dicono:
“Sembra fatto apposta per me. “
E’ in quel momento che capisco che quel tessuto ha trovato la persona giusta.
Mi è successo con una ragazza che cercava un regalo per il papà, una maestra di yoga innamorata del Giappone, con chi ha scelto una tovaglia del Madagascar perché raccontava qualcosa del proprio modo di essere.
Ogni tessuto ha una personalità.
Non realizzo mai un capo pensando a chi lo indosserà. Lo creo e aspetto che incontri la persona che, guardandolo, senta che c’è qualcosa che la richiama.
Per questo, non spero soltanto che tu scelga un capo Reviv.
Spero che, guardandolo, tu possa provare quella sensazione rara che mi raccontano tante persone:
“È lui.”
Perché, a volte, non siamo noi a scegliere un capo.
È il capo che sceglie noi